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Sei un “impiegato commerciale” o un “Challenger”? La svolta nelle vendite B2B

7 min di lettura

Le vendite B2B stanno attraversando una trasformazione radicale guidata da nuovi framework e dall’AI.

Infatti, voglio raccontarti una storia.

In effetti, anni fa lavoravo in una grande multinazionale. In pratica, il mio Direttore Commerciale era un tipo tosto, un vero squalo. Non sopportava la mediocrità. Di fatto, aveva un’espressione particolare per definire i venditori che si limitavano a eseguire ordini, senza prendere l’iniziativa, senza sfidare i clienti, senza creare valore.

Dunque, li chiamava, con malcelato disprezzo, ‘impiegati commerciali’.

“Non voglio impiegati commerciali nel mio team”, tuonava.

Naturalmente, aveva ragione.

La domanda cruciale per ogni venditore B2B

A questo punto, voglio farti una domanda diretta: sei un impiegato commerciale o un Challenger?

E, soprattutto, stai davvero vendendo risultati, o solo prodotti?

In altre parole, se sei un impiegato commerciale, ho una cattiva notizia per te: sei destinato a fallire.

Per questo motivo, in questo articolo ti svelerò come il modello Challenger e l’outcome-based selling – due degli approcci più potenti nelle vendite B2B – possono lavorare insieme per trasformare radicalmente il tuo modo di lavorare e moltiplicare i tuoi risultati.

Il nuovo paradigma delle vendite B2B: da venditori a consulenti

In realtà, nell’era dell’informazione, i clienti B2B non hanno bisogno di venditori che gli ripetano quello che possono trovare online con un click.

Vogliono consulenti che li aiutino a capire il mondo complesso in cui vivono. Inoltre, cercano esperti che gli offrano soluzioni innovative. Soprattutto, vogliono leader che li guidino verso il futuro.

In sostanza, questo è il Challenger.

I 5 profili dei venditori B2B: dove ti collochi?

Nello specifico, una ricerca approfondita di CEB (ora Gartner) ha identificato cinque profili distinti di venditori B2B:

  • Relationship Builder: il costruttore di relazioni si concentra sullo stabilire rapporti solidi e duraturi con i clienti. È amichevole, disponibile e attento alle esigenze del cliente. Ma può essere troppo accondiscendente e poco propenso a sfidare lo status quo.
  • Problem Solver: il risolutore di problemi è reattivo ed efficiente nel risolvere i problemi specifici del cliente. È affidabile e orientato al servizio. Ma può mancare di una visione strategica e proattiva.
  • Hard Worker: il gran lavoratore è diligente, perseverante e dedito al lavoro. È sempre attivo e disponibile. Ma può mancare di focus e di priorità, e può faticare a delegare.
  • Lone Wolf: il lupo solitario è indipendente, autosufficiente e sicuro di sé. È spesso un top performer, ma può essere difficile da gestire e poco incline a collaborare.
  • Challenger: e poi c’è il Challenger…

Il Challenger: non un venditore, un “provocatore” (di idee)

Di fatto, il modello Challenger, sviluppato da CEB (ora Gartner), non è una tecnica di vendita. È una mentalità.

Innanzitutto, un Challenger non si limita a presentare prodotti. Insegna ai clienti qualcosa di nuovo sul loro business.

Inoltre, un Challenger non si limita a rispondere alle domande. Sfida le ipotesi del cliente.

Infine, un Challenger non si limita a chiudere affari. Costruisce relazioni basate sulla fiducia e sul valore.

Ed è per questo che il Challenger supera costantemente gli altri profili, in tutti i settori e in tutte le condizioni di mercato.

I 3 pilastri del Challenger (e il legame con l’outcome-based selling)

1. Insegnare

Prima di tutto, non parlare del tuo prodotto. Parla dei problemi del cliente e, soprattutto, dei risultati che il cliente vuole ottenere. In pratica, un Challenger insegna al cliente come raggiungere quei risultati, offrendo una nuova prospettiva e condividendo insight unici. Ecco perché questo è fondamentale per l’outcome-based selling: sposta il focus dalla funzionalità al valore.

2. Personalizzare

Certamente, non fare presentazioni generiche. Adatta il tuo messaggio alle esigenze specifiche di ogni singolo cliente. Dimostra di aver capito il suo mondo. In sostanza, parla la sua lingua. Concentrati sui suoi obiettivi, sui suoi risultati. Di conseguenza, un Challenger personalizza il messaggio in base agli obiettivi specifici di ogni cliente. Questo è essenziale per l’outcome-based selling, perché ogni cliente ha una definizione diversa di “successo”.

3. Controllare

Soprattutto, non essere passivo. Non avere paura di sfidare il cliente (con rispetto, ovviamente). Dunque, guida la conversazione. Contesta le obiezioni. Offri alternative. Proponi soluzioni audaci. Soprattutto, mantieni sempre il focus sui risultati che il cliente vuole ottenere. In definitiva, un Challenger guida la conversazione verso i risultati, non verso il prezzo. Questo è cruciale per l’outcome-based selling, perché il valore di una soluzione è direttamente proporzionale ai risultati che può generare.

La sinergia perfetta: Challenger + Outcome-based selling

In realtà, il modello Challenger e l’outcome-based selling non sono due approcci separati. Sono due facce della stessa medaglia.

Entrambi si concentrano sui risultati del cliente, non sulle caratteristiche del prodotto.

Allo stesso modo, richiedono una profonda comprensione del business del cliente.

Inoltre, si basano sulla costruzione di relazioni di fiducia e sulla creazione di valore.

Di conseguenza, quando combini il modello Challenger con l’outcome-based selling, ottieni una formula vincente per le vendite B2B:

  • Maggiore credibilità: innanzitutto, dimostri di capire a fondo i problemi e gli obiettivi del cliente.
  • Più differenziazione: di conseguenza, ti distingui dalla concorrenza, che si limita a vendere prodotti.
  • Più valore percepito: in sostanza, il cliente capisce che la tua soluzione può davvero aiutarlo a raggiungere i suoi obiettivi.
  • Più alta probabilità di chiusura: pertanto, il cliente è più propenso ad acquistare da te, perché vede il valore che puoi offrirgli.
  • Maggiore fidelizzazione: infine, il cliente è più propenso a rimanere fedele a te, perché hai dimostrato di essere un partner strategico, non un semplice fornitore.

L’IA: il tuo alleato per diventare un Challenger ancora più forte

A ben vedere, l’Intelligenza Artificiale non è il futuro delle vendite. È il presente.

Per esempio, un Challenger intelligente usa l’IA per:

  • Ricerca approfondita: scopri tutto quello che c’è da sapere sul cliente, sul suo settore, sui suoi concorrenti. L’IA può analizzare enormi quantità di dati e fornirti insight preziosi.
  • Identificazione delle opportunità: trova i clienti che hanno maggiori probabilità di trarre vantaggio dalla tua offerta. L’IA può prevedere il comportamento dei clienti e segnalarti i segnali di interesse.
  • Personalizzazione avanzata: adatta il tuo messaggio e la tua offerta alle esigenze specifiche di ogni singolo cliente, in tempo reale. L’IA può analizzare il linguaggio del cliente, il suo comportamento online e le sue interazioni precedenti per creare un’esperienza unica e coinvolgente.
  • Domande di discovery più mirate: l’IA può aiutarti a scoprire quali sono i punti più critici da affrontare con il cliente.

Smettila di subire. Inizia a guidare.

Certamente, il modello Challenger non è per tutti. Richiede coraggio, intelligenza e impegno.

Tuttavia, se hai quello che serve, può trasformare la tua carriera e moltiplicare i tuoi risultati.

Scopri il tuo profilo di venditore

Sei curioso di sapere quale dei 5 profili di vendita rispecchia il tuo approccio? Per questo motivo, ho creato un test specifico all’interno dell’AI B2B Sales Hub. Infatti, rispondendo a una dozzina di domande mirate, otterrai come risultato il profilo di venditore che più si avvicina al tuo modo di interpretare il ruolo.

Fai il test dei profili di vendita

Approfondisci l’approccio Challenger

Ecco cosa devi fare ora:

  • Immergiti nel cuore dell’approccio Challenger. Scopri come applicare l’approccio Challenger insieme al framework SPICED per sfidare i tuoi clienti e guidarli verso il successo. Trovi tutto questo (e molto altro) nel mio libro: Strategie e tecniche della vendita B2B orientata ai risultati per il cliente
  • Hai poco tempo per sfogliare un libro? C’è anche la versione Kindle. E se hai Kindle Unlimited, è gratis.

Domande frequenti sul modello Challenger nelle vendite B2B

Quali sono le principali differenze tra un “impiegato commerciale” e un Challenger?

In sostanza, l’impiegato commerciale si limita a presentare prodotti e rispondere alle richieste del cliente. Di fatto, opera in modo reattivo, concentrandosi sulle caratteristiche dell’offerta e non sfida mai lo status quo. Il Challenger, invece, adotta un approccio proattivo e consultivo. Nello specifico, insegna nuove prospettive, sfida le ipotesi consolidate e guida la conversazione verso i risultati che il cliente vuole ottenere, non verso il prezzo. Mentre l’impiegato commerciale teme di disturbare il cliente, il Challenger crea valore attraverso il confronto costruttivo.

Come posso iniziare a implementare l’approccio Challenger nella mia attività di vendita B2B?

Per cominciare, concentrati sui tre pilastri: insegnare, personalizzare e controllare. Quindi, dedica tempo alla ricerca per comprendere profondamente il settore del tuo cliente e i suoi problemi specifici. Successivamente, prepara insight unici e rilevanti che possano offrire una nuova prospettiva. Inoltre, personalizza il tuo messaggio in base agli obiettivi specifici del cliente e non temere di guidare la conversazione, contestando gentilmente ma fermamente le obiezioni e mantenendo il focus sui risultati. Infine, integra questi elementi con l’outcome-based selling, concentrandoti sul valore che puoi creare per il cliente piuttosto che sulle caratteristiche del prodotto.

L’approccio Challenger funziona in tutti i settori B2B o è più efficace in contesti specifici?

In effetti, la ricerca di CEB (ora Gartner) ha dimostrato che l’approccio Challenger è efficace in tutti i settori B2B, ma è particolarmente potente in ambienti complessi e in situazioni di vendita ad alto valore. In contesti caratterizzati da cicli di vendita lunghi, molteplici stakeholder e decisioni di acquisto ad alto rischio, i Challenger superano costantemente gli altri profili di venditori. Questo perché, in tali situazioni, i clienti cercano partner che possano aiutarli a navigare la complessità e a prendere decisioni informate, non semplici fornitori di prodotti. Tuttavia, indipendentemente dal settore, l’adozione della mentalità Challenger richiede impegno, preparazione e la volontà di uscire dalla propria zona di comfort.

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